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Le domande che mi fanno più spesso

Sono un caso disperato?

Quando si sta male si pensa sempre di essere vittime di un
dolore unico e irrisolvibile. E di non riuscire a fare i passi necessari per uscirne. Ma è ciò che provano tutti. Tutte le volte che ricadono.
Io compresa.
Come ti fa sentire questo?

Come faccio a non ricaderci?

Non puoi.
Le tue dinamiche di sofferenza fanno parte di te e le tue ferite non spariranno mai. Quello che cambia è la tua capacità di prendertene cura, di esserne consapevole, di uscire sempre più velocemente dalla sofferenza.
Vedrai, adesso ci metti anni, mesi o settimane prima di provare un certo benessere. Andando avanti ti basterà sempre meno, a volte solo qualche ora o addirittura qualche manciata di minuti.

Cadrai per tutta la vita, ma sarai sempre più veloce nel rialzarti.

Ma cosa fai di preciso durante le sedute? A me sembra che non fai niente...

Eh, effettivamente non sei l’unico a pensarla in questo modo!
Conosci la canzone “Farmacista” di Elio e le storie tese? Recita così:
“Psicologo, tu
convochi il paziente,
prendi tanti soldi,
non gli dici niente.”

Le barzellette e gli stereotipi sugli psicologi ormai eguagliano quelli sui carabinieri.

Ma aldilà dell’umorismo, io durante le sedute faccio una cosa molto rara e complessa: TI ASCOLTO.
Lo so che sembra che in realtà io non faccia niente. Ma ti assicuro che ascoltare è un’azione a tutti gli effetti, basata sulla ricettività, l’apertura e l’amore. Io ascolto senza giudizio, senza interromperti, senza volerti convincere, senza alcun altro obiettivo che quello di comprenderti.
Lo insegnano, eh? Non è che io sia speciale!
E ti assicuro che questa azione così poco vistosa e percepibile, è rarissima. In pochi sanno davvero ascoltare in modo disinteressato e totale.
Ed è anche magica. Può davvero generare il cambiamento in ognuno.

Detto ciò, spesso io in seduta parlo. E ti do anche dei compiti!

Sì ma quanto costa?

Sì ma quanti siete? UN FIORINO!

Il costo delle sedute è un argomento che preferisco trattare durante il primo colloquio, o comunque a voce.
Non perché ci sia qualcosa di segreto ma perché le cose importanti raramente si scelgono in base al prezzo. E se tu non mi conosci e non hai tutti gli elementi, faresti una scelta basata solo sul costo.
Prova a pensare a quando acquisti qualcosa di valore. Quali sono gli elementi che consideri? Sono sicura che il prezzo non sarà l’unico…

Che valore dai al tuo benessere? A cosa puoi rinunciare per stare bene? Se ti garantissi che in tre mesi puoi risolvere la maggior parte dei tuoi sintomi quanto saresti disposta a pagare?
Ecco, io prendo sicuramente meno…

Quanto tempo ci metteremo?

La durata certa non te la so dire.
Però ti posso assicurare che all’inizio del percorso concorderemo obiettivi e durata, in modo che siano condivisi.
Considera che generalmente con un percorso di tre mesi si possono già vivere degli importanti cambiamenti.
Puoi concederti tre mesi per prenderti cura del tuo dolore?

E queste sono le certezze basate sulla mia esperienza:

  • sono sicura che già dopo due o tre sedute svilupperai la capacità di osservarti, che ti farà percepire in modo diverso la tua sofferenza
  • il percorso verso la felicità e la pienezza di sè non finisce mai e sono certa che sarai proprio tu a cercare sempre nuovi sentieri da intraprendere
Quando parlo con te sembra tutto facile... come faccio a mantenere questo stato quando esco di qui?

Pensa un attimo alle prime volte che hai percorso una strada nuova, magari per andare al lavoro o per raggiungere un luogo nuovo della tua vita. All’inizio avevi bisogno di una guida, del navigatore, o dell’atlante stradale se sei dei miei anni. Dopo un po’, hai cominciato a riconoscere le stradine, le curve, i bar all’angolo e hai anche cominciato ad accorgerti se qualcosa cambiava, con curiosità.
È la stessa cosa. Quando sarai pronto ad andare per strada senza guida, sarà facile mantenere lo stato che raggiungi qui anche nella tua vita.

Ma tu prendi solo pazienti donne?

No, ho molti pazienti uomini, trans e no gender.

Ho scelto di definirmi come “la psicologa che aiuta le donne” per una rivendicazione grammaticale.
In questo periodo in cui le lingue si stanno adattando sempre più alla fluidità di genere, ho deciso di esprimere una scelta forte.
L’Italiano utilizza il maschile come genere di default. E noi ci siamo sempre adattate. E se ora si facesse al contrario?

Non sono per l’annullamento del genere, ma per una sua valorizzazione. E anche (perché no?) per un suo utilizzo più creativo e giocoso.
Spero che la cosa non ti offenda.

In questo momento non me la sento di prendere un impegno fisso. Posso chiamarti solo quando ho bisogno?

No. Non è possibile.
Con me inizierai un percorso, fatto di tappe collegate tra loro soltanto da un sentiero. Non c’è modo di raggiungere quelle tappe se non quello di camminare sul sentiero. Il fatto è che io non lo conosco quel sentiero, lo creiamo insieme. Passo dopo passo.
Su questo sentiero a volte ci sarà il sole, a volte pioverà, a volte sarà il caso di stare fermi, a volte ci perderemo, a volte andremo veloci come treni.
In ogni caso io sarò lì accanto a te, a sostenere qualsiasi tua scelta, con la profonda fiducia che ogni passo ci avvicina sempre più all’obiettivo.

Se tu mi chiami solo quando hai bisogno, noi non facciamo in tempo a creare alcun sentiero. E io non saprò come sostenere il tuo cammino, potrò solo starti accanto. Ma senza alcuna progettualità.

Se stai cercando una soluzione rapida e immediata per i tuoi sintomi, probabilmente il percorso psicologico non è per te.